viernes, 18 de septiembre de 2009


eccomi di guardia.."sfogliando" il corriere on line..
e come al solito getto un occhio alla sezione animali, trovando una storia davvero commovente...
non vi anticipo nulla, solo vi rimando al link.
l'unico commentario e' che rimango sempre sconcertata di fronte a gesti cosi' crudeli e barbari contro gli animali....

http://www.corriere.it/animali/09_settembre_16/mambo_cane_bruciato_vivo_abd48bb2-a2b9-11de-a7b6-00144f02aabc.shtml

domingo, 16 de agosto de 2009

non e' male rimanere a lavorare durante il mese d'agosto...
dopo il tour de force di guardie concentrate nei primi 10 giorni d'agosto posso godere di giornate tranquillissime all'ospedale e molto tempo per me...
questo week end sono a Lleida, tranquilla cittadina catalana delle dimensioni della mia udine piu o men

mi sono resa conto che la qualita' di vita in una citta medio piccola e' superiore. di fatto ho deciso trasferirmi a Terrassa. non solo per il risparmio in trasporto, affitto ecc., ma anche e soprattutto perche' le persone con cui piu' mi relaziono sono legate all'ospedale.

questa nuova epoca che si apre nella mia vita mi anima...

ho nuovi progetti e nuovo slancio vitale...

sábado, 1 de agosto de 2009

non vi scivo da casa mia...sono ospite a terrassa visto che domani ho la terza guardia della settimana..
l'estate barcellonese trascorre tranquilla, il lavoro non e' massacrante. le guardie sono peculiari. la gente viene alle 2 di notte per i soliti problemi del tubo(congiuntiviti, miodesopsias de años de evolucion...)..en fin. c'e' anche qualche caso interessante, tipo ieri una toxoplasmosi e una lacerazione palpebrale che ho suturato a regola d'arte..

penso alle ferie, e spero che il mio viaggio a ibiza sia rigenerante. saro' in piacevole compagnia..

leggendo i post di un anno fa mi rendo conto che la maniera di vedere le cose cambia continuamente, con l'eta', l'esperienza, e le persone che entrano ed escono dalla tua vita continuamente.

mi sono resa conto che non e' tutto oro quello che luccica. ho capito che non devo dare tutta me stessa. cerchero' di non fidarmi..cerchero' di andare contro la mia natura..

non so se ci riusciro'...

martes, 23 de junio de 2009

guardia el dia de san juan


fortunella...
mi tocca la guardia di san juan, che tradizionalmente e' una delle piu' ostiche..
almeno non mi annoiero'...

e' tipico della "Revetlla de Sant Joan" accumulare mobili o cose vecchie in generale per poi dare loro fuoco...
e cosi' inevitabilmente sento che anche per me e' giunta l'ora di gettare alle spalle cio' che e' vecchio e proiettarmi al futuro, alle novita' piu' recenti...

e domani se tutto va bene playa...a descansar in piacevole compagnia..

attenti ai petardi!!!

jueves, 18 de junio de 2009

in italia


dopo 4 mesi sono tornata a casa a trovare la mia famiglia.
sono tornata certamente con un altro spirito e con più ottimismo.
l'obiettivo di questi pochi giorni è disfrutar dei miei e poi fare le cose che a barcelona non posso fare.

oggi per esempio sono andata in bicicletta.
direte voi: ma anche a bcn c'è il bicing!
già ma io non ho il carnet perchè credo che il sistema sia una schifezza. ma poi, diciamocelo, avere una bici TUA è un'altra cosa..
a parte che farsi una pedalata per le campagne friulane ha tutto un altro sapore. e d'estate poi, senza il caldo asfissiante commisto all'inquinamento ambientale che caratterizza barcelona a volte, bè è piacevole..

importante: voglio stare il più possibile con la mia cagnetta...e farmi coccolare un pò..che ne ho bisogno...
adesso vado giusto a portarla fuori, magari fermandoci in piazza san giacomo in una terrazita..

miércoles, 20 de mayo de 2009

crescita

da ieri sono ufficialmente "residente de 2^ año de oftalmologia"..

di cose ne sono passate in quest'anno che mi sembra essere volato. .
dal punto di vista professioane il bilancio assolutamente positivo. ci sono stati momenti un po' bui ma in fondo e' normale dover superare delle difficcolta' lungo il percorso di apprendimento.
ho operato le mie prime cataratte e a giugno inzio la rotazione in glaucoma.

lunedi la prima guardia da sola, di notte...emozionante. mi hanno svegliato 3 volte: all'1, alle4 e alle 6..pero' avevo tanta adrenalina in corpo che non ho sentito la stanchezza fino a ieri sera...

e dal punto di vista personale ho conosciuto tanta gente a barcelona. mi sono integrata abbastanza bene con autoctoni e non. ho una vita sociale piuttosto soddisfacente.

sentimentalemnete single un'altra volta vivo in una fase di egocentrismo totale. vivo sola, "disfruto" della mia solitudine...

il mio residente "pequeño"è' un ragazzo chileno. come tanti specializzandi, quest'anno, extracomunitari in Spagna. fatto che ha destato certamente critiche tra la gente del settore. io stessa sono straniera, seppur comunitaria, e immagino che a uno spagnolo possa irritare che uno che viene da un altro Paese occupi la sua "plaza".
in parte hanno ragione gli spagnoli. il processo di intercambio di menti non e' reciproco. e giusto oggi nel Corriere un interessante articolo sul fatto che l'Italia non atttrae cervelli stranieri...di fatto mette in fuga quelli che ha..

ecco il link:
http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_20/laureati_stranieri_stella_2902733a-450c-11de-982b-00144f02aabc.shtml

sábado, 13 de diciembre de 2008

dal Corriere della Sera-Animali..


Tratta dei cuccioli dall'Est,
un business da 300 milioni di euro
Arrivano a migliaia, illegalmente, dopo viaggi di 11 ore attraverso l'Europa. Ma metà di loro non sopravvive


MILANO - Si chiamano Gino, Nanà e Heidi e sono tre cagnolini fortunati. Perchè? Semplicemente perché sono vivi. E da qualche tempo sono affidati alle cure dei volontari della Lega anti-vivisezione (Lav) che presto troveranno loro anche delle famiglie che li possano accogliere in casa. La stessa fortuna non tocca però a decine di migliaia di cani e gatti nati in «cucciolifici» più o meno legali collocati da qualche parte in Paesi dell'Est europeo, strappati alla madre in tenerissima età e costretti a 30/40 giorni di vita a subire lo stress di un lungo viaggio attraverso varie nazioni, rinchiusi in scatole di cartone e gabbiette stipate nei bagagliai delle auto o nel cassone di un furgone, per essere poi messi in vendita in negozi o sulle bancarelle di fiere e mercati in Italia, Francia, Spagna e Belgio. Una sorte già di per sè triste che però non riguarda tutti: si calcola infatti che circa il 50 per cento dei piccoli clandestini muoia durante il tragitto o subito dopo l'arrivo a destinazione.


BUSINESS MILIONARIO - La denuncia di questa vera e propria «tratta» arriva dalla stessa Lav, che alla vigilia di una grande mobilitazione a sostegno di nuovi interventi legislativi contro questi viaggi della vergogna, ha deciso di utilizzare Gino, Nanà e Heidi - rispettivamente un Carlino, un Jack Russel e un West Highland, tre bellissimi quattrozampe provenienti dall'Ungheria e recuperati dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato - come testimonial di questa nuova battaglia contro lo sfruttamento degli animali. Uno sfruttamento alquanto redditizio stando alle stime sul business delle importazioni che parlano di un giro d'affari di circa 300 milioni di euro. Come si arriva a queste cifre è presto detto: un cucciolo straniero sui mercati occidentali varrebbe assai poco, non essendoci molte garanzie sulla qualità dei processi di allevamento, sulla purezza della razza, sul rispetto delle procedure igieniche e sanitarie. E' tuttavia sufficiente qualche piccola contraffazione ai documenti per dare immediatamente al cane o al gatto una «cittadinanza» italiana, moltiplicandone così il valore anche di venti volte.

CONTROLLI INSUFFICIENTI - L'importazione dei cuccioli, secondo quanto accertato in diverse occasioni dalle forze dell'ordine (significativa l'operazione «Black dog» condotta dal Nucleo di Polizia tributaria di Bologna, che ha portato alla luce il coinvolgimento di circa 70 mila animali introdotti illegalmente in Italia in un arco di cinque anni) avviene sostanzialmente sfruttando alcune falle nei sistemi di controllo e contando su un'organizzazione capillare dei trafficanti che coinvolge allevatori, trasportatori, veterinari e negozianti. Proprio tra i commercianti regolari è stato infatti accertato esservi molti dei committenti di questi traffici.

I «CUCCIOLIFICI» - La filiera ha inizio solitamente in qualche abitazione di campagna, dove alcuni esemplari di cane o di gatto vengono costretti a riprodursi a ciclo praticamente continuo in allevamenti cosiddetti amatoriali o a conduzione famigliare. Le madri di queste cucciolate sono custodite generalmente in spazi angusti, impossibilitate a muoversi, alimentate a sufficienza giusto per consentire loro di portare avanti le gravidanze. Tutti i cuccioli vengono poi trasferiti a centri di raccolta dove veterinari locali li visitano, applicano loro il microchip e li dotano dei documenti per il trasporto. Poi inizia il viaggio vero e proprio, spesso a bordo di veicoli non autorizzati, come appunto le auto o i piccoli furgoni non attrezzati per gli spostamenti di animali. E una volta in Italia sono pronti per essere commercializzati.

DA «CLANDESTINO» A «ITALIANO» - Qualcuno viene venduto come cane o gatto «straniero», a prezzi molto concorrenziali rispetto agli animali provenienti dagli allevamenti italiani che rispettano i protocolli dell'Enci e che sono soggetti a maggiori controlli; altri vengono invece «naturalizzati» mediante la contraffazione dei documenti e trasformati come d'incanto in cuccioli di provenienza nostrana. Un passaggio in più che comporta maggiori rischi dal punto di vista penale, in virtù dei certificati taroccati, ma anche maggiori possibilità di guadagno. Basti pensare che, come riporta un dossier della Lav, «un cane di razza di origine ungherese può essere venduto a 200 euro; un cane della stessa razza di origine italiana ha un valore sul mercato compreso tra i 500 e i 1.500 euro». I negozianti, invece, li acquistano ad un prezzo medio di circa 60 euro: tutto il resto è dunque guadagno.

RISCHIO MALATTIE - Non è però soltanto una questione di nazionalità. Indipendentemente dalla provenienza e dalla purezza della razza, che a volte viene certificata anche da pedigree che come tutto il resto sono a loro volta contraffattii, lo stress fisico e psicologico a cui sono sottoposti questi animali tolti alle madri prima dell'avvenuto svezzamento, e l'impossibilità di somministrare loro le adeguate vaccinazioni, fa sì che questi acqusiti si rivelino in fin dei conti anche dei pessimi affari: non è raro, infatti, che essendo animali deboli sviluppino malattie quali cimurro, endoparassitosi, micosi, parvovirosi e rogna, come emerge anche dai resoconti della Fnovi, la Federazione nazionale dell'ordine dei medici veterinari italiani. Numerosi veterinari - fanno notare i curatori del dossier - hanno espresso il loro allarme per la ricomparsa di malattie che si pensavano ormai sconfitte nel nostro Paese, come appunto il cimurro o la rabbia, quest'ultima pericolosa anche per l'uomo.

LE RAZZE PIE' GETTONATE - Quanto alle razze, la più soggette all'importazione clandestina sono il Carlino, lo Shi-tsu, il West Higlands Terrier, il Beagle. Ma solo perché sono tra le più richieste: in realtà le cosiddette «Puppy Mills» sono in grado all'occorrenza di sfornare cuccioli di ogni tipo, per assecondare le mode e le richieste del mercato. «Per fermare questo scempio - dice Gianluca Felicetti, presidente della Lav - occorre rafforzare le forze di polizia addette ai controlli e fare in modo che vengano emessi ordinanze e regolamenti comunali contro le mostre di animali e il loro commercio ambulante, dove possono facilmente celarsi i cuccioli importati illegalmente». La petizione della Lav, che sabato 29 e domenica 30 novembre sarà possibile firmare in centinaia di piazze italiane, va proprio in questa direzione. «Coloro che sono disposti a spendere del denaro per acquistare un cane o un gatto - fa notare Ilaria Innocenti, del settore cane e gatti dell'associazione animalista - potrebbero invece riflettere sull'utilità di adottare, peraltro gratuitamente, un animale in un canile».

Alessandro Sala

viernes, 5 de diciembre de 2008

DAL CORRRIERE DELLA SERA...
Sale in aereo con la sua tartarughina
e rinuncia al volo per non abbandonarla
Un passeggero diretto a Bari aveva messo la mascotte in un sacchetto chiuso: il comandante è stato irremovibile

MILANO - Piuttosto che abbandonare la sua tartarughina ha preferito rinunciare al volo. È la tenera vicenda di un giovane, salito su un aereo EasyJet diretto a Bari da Malpensa insieme al suo amato animale, sistemato in un sacchetto trasparente con acqua sufficiente per il viaggio. Il velivolo stava già rullando in pista quando un'hostess si è accorta dell'intruso. Ha fatto notare al ragazzo che il regolamento non prevede il trasporto di tartarughine d'acqua, invitando a lasciare l'animale a terra. Lui ha replicato che se l'avesse lasciata a casa sarebbe morta di fame dato che nessuno poteva darle cibo durante la sua assenza. Ma il comandante dell'aereo, informato del fatto, è stato irremovibile: via la tartaruga o niente volo. Il ragazzo non ci ha pensato un attimo: ha preso armi e bagagli ed è sceso sbattendo (metaforicamente) la porta.

REGOLAMENTO - Il problema è che il giovane non aveva mostrato il pur piccolo animale al check in, ai controlli e all'accettazione a bordo e, secondo le testimonianze degli altri passeggeri, ha protestato a lungo per l'espulsione, sostenendo di aver viaggiato altre volte con la stessa tartaruga. Ma per regolamento sui voli Easyjet non sono accettati animali vivi all'interno della cabina (ogni compagnia ha un proprio regolamento; alcune prevedono che possano viaggiare su ogni volo uno o due animali domestici ma entro certi limiti di peso e nell'apposito trasportino, previo ovviamente il pagamento di un supplemento) e l'aereo è rientrato alla piazzola di partenza. Il volo è quindi partito senza passeggero e tartaruga, con circa un'ora di ritardo. EasyJet, confermando il fatto, specifica che è stata «data al passeggero la possibilità di volare senza l'animale o di rinunciare al volo: lui ha liberamente deciso di abbandonare il volo».




05 dicembre 2008
DAL CORRRIERE DELLA SERA...
Sale in aereo con la sua tartarughina
e rinuncia al volo per non abbandonarla
Un passeggero diretto a Bari aveva messo la mascotte in un sacchetto chiuso: il comandante è stato irremovibile

MILANO - Piuttosto che abbandonare la sua tartarughina ha preferito rinunciare al volo. È la tenera vicenda di un giovane, salito su un aereo EasyJet diretto a Bari da Malpensa insieme al suo amato animale, sistemato in un sacchetto trasparente con acqua sufficiente per il viaggio. Il velivolo stava già rullando in pista quando un'hostess si è accorta dell'intruso. Ha fatto notare al ragazzo che il regolamento non prevede il trasporto di tartarughine d'acqua, invitando a lasciare l'animale a terra. Lui ha replicato che se l'avesse lasciata a casa sarebbe morta di fame dato che nessuno poteva darle cibo durante la sua assenza. Ma il comandante dell'aereo, informato del fatto, è stato irremovibile: via la tartaruga o niente volo. Il ragazzo non ci ha pensato un attimo: ha preso armi e bagagli ed è sceso sbattendo (metaforicamente) la porta.

REGOLAMENTO - Il problema è che il giovane non aveva mostrato il pur piccolo animale al check in, ai controlli e all'accettazione a bordo e, secondo le testimonianze degli altri passeggeri, ha protestato a lungo per l'espulsione, sostenendo di aver viaggiato altre volte con la stessa tartaruga. Ma per regolamento sui voli Easyjet non sono accettati animali vivi all'interno della cabina (ogni compagnia ha un proprio regolamento; alcune prevedono che possano viaggiare su ogni volo uno o due animali domestici ma entro certi limiti di peso e nell'apposito trasportino, previo ovviamente il pagamento di un supplemento) e l'aereo è rientrato alla piazzola di partenza. Il volo è quindi partito senza passeggero e tartaruga, con circa un'ora di ritardo. EasyJet, confermando il fatto, specifica che è stata «data al passeggero la possibilità di volare senza l'animale o di rinunciare al volo: lui ha liberamente deciso di abbandonare il volo».




05 dicembre 2008

lunes, 1 de diciembre de 2008

«Diritti ai cani: hanno un'anima»
Francesca Martini, sottosegretario leghista: mutua e cimiteri. «Non è giusto che solo i ricchi possano permettersi un cane»

MILANO — «Un tempo, anche delle donne si diceva non avessero un'anima. Ebbene, un giorno apparirà evidente che non solo uomini e donne, ma anche i nostri amici animali hanno un'anima. Nell'attesa, faremo in modo che i cani possano essere seppelliti in un luogo pubblico». Già ora, grazie a Francesca Martini — veronese, leghista della prima ora, sottosegretario alla Salute — i cani sono stati riammessi sui treni e redenti dalla «lista nera» stilata dai precedenti governi, di destra e di sinistra.

Ma non solo rottweiler e pittbull hanno trovato la loro madrina. «E il povero Birillo, il cavallo delle botticelle morto al Colosseo dopo quattro ore di agonia? E i suoi amici stramazzati per il caldo quest'estate in piazza di Spagna? I cani abbandonati, quelli destinati ai combattimenti, quelli lasciati senza cure?». Da qui l'idea per l'ennesima riforma sanitaria: la mutua per i cani poveri. «Non è giusto che solo i ricchi possano permettersi un cane. C'è una proposta bipartisan, appoggiata anche da sinistra, per dare alle persone sole e alle famiglie disagiate pacchetti sanitari gratuiti per la salute dei loro piccoli amici». L'idea base della Martini è che «non esistono cani cattivi. Esistono cani impegnativi».

Impegnativi? «Per le masse muscolari, per i principi etologicamente innati. Cani addestrati da millenni a difendere il territorio, cioè la casa, e il padrone. Le liste nere non servono, anche perché comprendono cani che non ho mai visto in vita mia, tipo il perro de presa». Perro? «Cane spagnolo da combattimento. Il punto è questo: responsabile dev'essere sempre il padrone. Quindi: patentino, come in Francia. Obbligo di guinzaglio in città. Microchip per ogni cane, compresi i vaganti, su responsabilità del sindaco: nascerà così l'anagrafe canina. Gli abbandoni diminuiranno. I canili non saranno più luoghi di tortura, come quello di Campobasso dove 520 amici hanno 20 centesimi di cibo al giorno, ma orfanotrofi dove adottare». Quando poi la Martini ha letto sul Corriere che Trenitalia non avrebbe più preso a bordo cani sopra i sei chili, si è mossa subito. «Sono andata dall'ad Moretti, in rappresentanza dei sei milioni di proprietari di cani. Mi hanno spiegato che il timore sono i parassiti, in particolare le cimici. Ma i cani non hanno le cimici! Al più, le zecche; ma saranno cinque casi in tutto. Così abbiamo raggiunto un accordo: cani ammessi nell'ultima carrozza sugli Intercity e nelle piattaforme tra i vagoni sui regionali, con la possibilità di prenotare uno scompartimento tutto per loro». Anche i colleghi ministri sono stati coinvolti: «Con la Brambilla lavoriamo a pacchetti turistici con alberghi e ristoranti ospitali con i cani. Con Frattini presenteremo un piano a tutela dei cani importati: non si ha idea di quante sofferenze si infliggano ai poveri beagles... ».

La Martini — veronese, 46 anni, parlamentare dal 2001 al 2006, poi assessore regionale alla Sanità in Veneto al posto di Tosi, di cui ha promosso la moglie a caposegreteria — ha fama di leghista chic: alta, bionda, di famiglia altoborghese, elegante al punto da essere contesa dagli stilisti alla sfilata romana per gli orfani dello tsunami (gennaio 2005: la Martini in abito scollato rosso tiziano. Quest'anno alla prima di Montecitorio arrivò con tacco 10). «A parte che sono dimagrita di dieci chili, questo falso pregiudizio dipende da voi, che considerate i leghisti tutti rozzi, e tutti maschi. La mia è una secolare famiglia di medici e farmacisti, ma non di baroni e benestanti: l'impegno sociale è un fatto di sangue, i nonni nelle farmacie del Polesine davano la penicillina in cambio di sei uova. Sono entrata nella Lega nel '91 e non ho mai smesso il lavoro di base. D'estate, le feste: Illasi, Sommacampagna, Montecchia di Crosara. Ora, le cene di Natale: Velo Veronese, Mozzecane, Cavalcaselle... In settimana al ministero lavoro 14 ore al giorno, anche perché mica mi occupo solo di cani: ho la delega al rientro del deficit sanitario, al rapporto con le Regioni, con l'Europa...». Le resta tempo per numerose polemiche. Contro i seni al silicone: «Ci vuole un'anagrafe anche per le protesi mammarie. Vi ricorrono pure le giovanissime, senza sapere quanto durano, senza conoscere le difficoltà diagnostiche e i problemi con l'allattamento... I seni sono legati alla procreazione, non sono due cose appese lì». Contro i ristoranti cinesi: «Pericolosissimi. Si pensi alla frode mondiale sul latte alla melanina, che risulta ricco di proteine e invece è fatto col veleno ». Contro Sabrina Ferilli: «Eccessiva la sua presenza sulla tv di Stato», disse ai tempi del referendum sulla procreazione assistita. Contro i rom: «In via Mazzini a Verona ho fatto arrestare una donna che sfruttava un bambino di pochi mesi. Il giorno dopo era libera». Sul caso Eluana: «Su questa come su molte altre cose la penso come la Chiesa. Nessuna struttura pubblica ha il diritto di spegnere una vita».

I pettegolezzi sul rapporto con il capo, che circolano nella Lega come in ogni struttura autocratica, li aggira definendo Bossi «un grande amore. Politico». Poi ci sono i grandi amori. Canini. «La prima si chiamava Lilli ed è stata con me per 12 anni, insieme con una tartaruga, un pappagallo, altri uccellini, scoiattoli, conigli. E stavamo in centro». Ora di cani ne ha due: «Margot, una barboncina, e Tommaso, il mio bambino. Un trovatello. Raccolto all'uscita dell'autostrada». Bastardino? «Meticcio, prego».

Aldo Cazzullo
01 dicembre 2008